Registro per interpreti e mediatori linguistici in ambito giudiziario

Questo registro parte da una serie di parametri specifici:

1) la forte necessità percepita nel territorio di tutelare i cittadini e garantire la sicurezza della comunità per quanto riguarda la qualità e il reclutamento degli interpreti e mediatori linguistici che operano in ambito giudiziario (questure, tribunali, carceri, C.I.E, udienze per richiedenti asilo, ecc.), al fine di assicurare l’efficacia della comunicazione fra le istituzioni giudiziarie italiane e lo straniero che non comprende appieno l’italiano giuridico utilizzato dalle istituzioni, oppure non ha un livello di conoscenza della lingua italiana sufficiente e tale da permettergli di comunicare. Questa premessa è particolarmente urgente per quanto riguarda le cosiddette lingue ‘minoritarie’, per cui è particolarmente difficile reperire interpreti e mediatori, sebbene le effettive richieste di servizi linguistici in queste lingue sia in continua crescita, dato il continuo aumento della popolazione straniera nel nostro territorio.

2) la mancanza di Albo o Registro nazionale di interpreti o mediatori in Italia.

3) la Direttiva Europea 2010/64/UE sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali, che stabilisce la necessità per ogni stato membro di arrivare a uno ‘standard minimo’ per quanto riguarda la formazione e la qualità dell’interpretazione e traduzione in ambito giudiziario. La Direttiva stabilisce che “gli indagati o gli imputati che non parlano o non comprendono la lingua del procedimento penale in questione siano assistiti senza indugio da un interprete nei procedimenti penali dinanzi alle autorità inquirenti e giudiziarie, inclusi gli interrogatori di polizia, e in tutte le udienze, comprese le necessarie udienze preliminari.” Gli stati membri devono creare le condizioni affinchè il diritto all’interpretazione sia garantito, ovvero che non solo si fornisca un servizio di interpretazione, ma che questo sia “di qualità sufficiente a tutelare l’equità del procedimento, in particolare garantendo che gli imputati o gli indagati in procedimenti penali siano a conoscenza delle accuse a loro carico e siano in grado di esercitare i loro diritti della difesa” (Articolo 2 Paragrafo 8), e dovranno accertare “se gli indagati o gli imputati parlano e comprendono la lingua del procedimento penale e se hanno bisogno dell’assistenza di un interprete” (Articolo 2 Paragrafo 4). Grande enfasi viene data alla Qualità nell’Articolo 5, che stabilisce che gli Stati membri devono adottare “misure atte a garantire che l’interpretazione e la traduzione fornite rispettino la qualità richiesta ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 8, e dell’articolo 3, paragrafo 9”. Attualmente tale criterio non viene pienamente soddisfatto in Italia, soprattutto per le lingue minoritarie, per cui vengono spesso reclutati interpreti e mediatori sprovvisti di ogni qualifica. In Articolo 5, paragrafo 2 si prevede anche la creazione di un “registro o dei registri di traduttori e interpreti indipendenti e debitamente qualificati. Una volta istituiti, tali registri, se del caso, sono messi a disposizione degli avvocati e delle autorità competenti”. (si vede http://eulita.eu/sites/default/files/directive_en.pdf)

4) il Progetto “Interpretazione e Mediazione in Ambito Giuridico. Un progetto pilota in Emilia-Romagna per la formazione e il miglioramento dei servizi” ideato dalla dott.ssa Mette Rudvin, docente alla Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne all’Università di Bologna in 2009 insieme ai colleghi Christopher Garwood, Elena Tomassini, Andrea Monaldi, Isabella Preziosi,e poi tramutato, insieme con Cinzia Spinzi nel porgetto LegaII nel 2012. Questo progetto, oltre a varie attività di ricerca, pubblicazioni e seminari a livello nazionale e internazionale ha già messo in atto un serie di seminari intensivi in varie città italiane per chi già opera come mediatore e/o interprete presso le istituzioni giudiziarie senza le dovute qualifiche (sono percorsi formativi che in Italia non esistono comunque, a parte qualche raro corso di traduzione giuridica o un master di secondo livello per la sola lingua inglese o spagnolo), soprattutto per le lingue e culture non occidentali (ovvero quelle maggiormente rappresentate nel percorso giudiziale). Nessuno dei partecipanti ai corsi che si sono tenuti finora è iscritto ad un elenco nazionale, regionale o locale. Hanno tutti hanno affermato che tale registro sarebbe di grande utilità, sia per promuovere le proprie opportunità lavorative che per aumentare la visibilità della professione.

5) le difficoltà riscontrate da numerose istituzioni giudiziarie italiane (e relative Cancellerie) nel reperire, in modo veloce e efficace, interpreti e mediatori qualificati e/o di provata esperienza, soprattutto nelle lingue minoritarie.

La situazione attuale e l’impegno della Regione Emilia Romagna

“Nel corso del 2009 gli immigrati stranieri in regione hanno oltrepassato le 462.000 unità e il 10,5% della popolazione residente, superando quanto avviene nel resto del continente: la media europea è, infatti, inferiore al 10%.” (“Quaderni di Statistica. L’immigrazione straniera in Emilia Romagna. Dati al 2009 dell’Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio”: ) L’anno 2008, ad esempio, ha visto un aumento di circa il 13% rispetto all’anno precedente (Vedi http://sociale.regione.emilia-romagna.it/immigrati-e-stranieri/dati/losservatorio-regionale/dati-immigrazione). Gli stranieri a Bologna provengono da 151 paesi (soprattutto europei 41,9% e dell’Asia 34,8 %), e i primi quindici paesi sono: Romania, Filippine, Bangladesh, Marocco, Moldava, Ucraina, Albania, Cina, Pakistan, Sri Lanka, Polonia, Tunisia, Serbia, Perù e Eritrea (Fonte: Comune di Bologna. http://www.comune.bologna.it/iperbole/piancont/Stranieri/StudiStranieri/Stranieri_aBo/2010/index.htm.)

2016: detenuti in carcere in Italia.

Marocco 16.6%; Romania 14.6%; Albania 13.0%; Tunisia 10.7%; Nigeria 4.9%; Senegal 2.5%; Cina 1.4%; Serbia 1.3%; Ucraina 1.2%; Pakistan 1.2%; Perù 1.0%; Moldova 1.0%; Ghana 0.9%; India 0.8%; Colombia 0.6%; Libia 0.5%; Afghanistan 0.4%; Bangladesh 0.3%; Sri Lanka 0.2% (fonte sito Ministero della Giustizia, strumenti-statistiche).

La Regione Emilia-Romagna ha affrontato per molti anni e con grande impegno il tema dell’integrazione e il tema della mediazione linguistico-culturale ad esso collegato. Effettivamente al 2004 risale la Delibera che definiva questa nuova figura professionale (vedi Corsi di mediazione linguistico-culturali esistenti sul territorio). Il coinvolgimento di associazioni, privati e cooperative sociali è anche stato notevole, come si legge nel Rapporto suindicato. Molteplici sono le iniziative intraprese dalla Regione Emilia-Romagna al fine di facilitare l’integrazione sociale degli stranieri negli ultimi anni, come si evince dagli studi e ricerche summenzionati con dati dettagliati fino al 2009. Le molteplici iniziative della Regione hanno lo scopo di facilitare l’accesso ai servizi e promuovere la tutela e la conoscenza dei diritti e doveri del cittadino, sebbene ma se riscontro una mancanza di formazione e attenzione all’aspetto linguistico-traduttiva anche qui (questa mancata consapevolezza dell’importanza e difficoltà della comunicazione linguistico, vogliamo ribadire, non è affatto raro, nè in Italia nè fuori Italia). L’uso di interpreti e mediatori che spesso non hanno un’adeguata formazione specifica in ambito giudiziario, soprattutto per le lingue minoritarie è, a nostro avviso, un anello debole di un sistema e di una gamma di iniziative rivolte all’integrazione che sotto tanti altri aspetti è invece molto solida.

Lo straniero e l’ambito giudiziario

Il legame fra il percorso giudiziario e il mondo dell’immigrazione è, purtroppo, in aumento, e questo è uno degli aspetti che la Direttiva UE vuole affrontare in modo costruttivo, non solo per ogni singolo membro stato, ma in un percorso di armonizzazione al livello globale europeo. Gli stranieri, di etnie e di lingue vari, sono presenti nei vari percorso giudiziari – in qualità di indagati e testimoni ma anche di vittime, e la tutela della comunicazione fra essi e le istituzioni stessiegarantisce a salvaguarda diritti pieni per tutti i cittadini stranieri coinvolti, ma anche per la stessa comunità italiana (basti pensare al nesso terrorismo, o alla tratta umana e il commercio di armi e droghe oltre a vari reati legati al mondo domestico e scolastico). Il tasso di criminalità è anche più elevato rispetto ai cittadini italiani per gli stranieri clandestini ed irregolari, e questo crea un substrato vulnerabile e labile nella società coinvolgendo un gruppo di persone che spesso hanno scarse capacità comunicative nella lingua italiana (e perciò avrebbe una marcata necessità del servizio di interpretazione-mediazione.) Sono le categorie più vulnerabili e maggiormente a rischio a dover essere tutelate, anche perchè tale situazione comporta rischi anche per la cittadinanza italiana in generale. Vogliamo ribadire qui l’estrema importanza della comunicazione linguistica in tutte le fasi giudiziarie, dallo stato di fermo alla sentenza definitiva (vedi i requisiti della Direttiva sotto-riportati). Ancora una volta riteniamo che ciò sia importante non solo ai fini della tutela degli stranieri e del diritto dell’indagato a un processo equo, ma per salvaguardare la sicurezza di tutta la cittadinanza.

Purtroppo mancano statistiche sull’utilizzo degli interpreti-mediatori nelle istituzioni giudiziarie (numero e/o lingua utilizzata), ma più della metà della popolazione carceraria italiana è costituita da stranieri. Le comunità più rappresentate sono la marocchina, l´algerina, la tunisina, seguite da quella albanese. Tra i dati emersi, di particolare rilievo è quello che deriva dall´incrocio tra condizione giuridica e nazionalità dei detenuti. Le statistiche regionali della Regione Emilia Romagna rivelano che “Per quanto riguarda i paesi di provenienza è significativa la sovraesposizione dell’Albania e dell’area maghrebina nel suo complesso (ai quattro paesi Albania, Marocco, Tunisia ed Algeria appartiene circa il 60% degli stranieri in carcere), cui fa da contrasto la quasi totale assenza di altri paesi (ad esempio India e Filippine) (ibid. 32). (ibidem Regione Emilia Romagna: http://sociale.regione.emilia-romagna.it/immigrati-e-stranieri/dati/losservatorio-regionale/archivio-pubblicazioni/volumeImmigr_dati2008.pdf).

Trarre conclusioni sull’esigenza di interpreti-mediatori in ambito giudiziario solo in base alle statistiche generali della presenza di stranieri sul territorio non è sufficiente, ed è necessario affrontare con la dovuta attenzione la formazione per interpreti-mediatori in Tribunale e in altri settori giudiziari.

In generale possiamo affermare che ricorrere all’assistenza di un interprete è fondamentale nei primi anni di permanenza del cittadino straniero nella società ospite (come confermato dalla letteratura internazionale), sebbene siano enormi le variazioni da caso a caso e tante le variabili da esaminare. E’ necessario far passare qualche anno prima di essere in grado di parlare correntemente la lingua del paese ospitante, soprattutto se non si accede all’insegnamento di tale lingua come L2; i tempi sono sempre lenti. Non si devono infatti sottovalutare le difficoltà incontrate dallo straniero nel comprendere questa lingua nei primi anni, anche quando non sono evidenti (molti stranieri preferiscono dare l’impressione di avere capito e spesso dicono di ‘sì’ quando non in realtà non capiscono, o comprendono solo una parte di quello che viene detto dall’interlocutore. Spesso ciò avviene per rispetto, o per timore, e l’interlocutore – sia esso medico o funzionario di polizia – presume che il messaggio sia passato, che la comunicazione sia in corso, quando le cose non stanno così). Parte del lavoro dell’interprete-mediatore sta proprio nel riconoscere e confermare che la comprensione sia avvenuta, o se ciò è vero solo a livello superficiale e pertanto può dissimulare dei malintesi che potrebbero rivelarsi molto dannosi.

La mancanza di dati non ci permette di indicare con precisione quali siano le lingue più richieste nelle varie fasi giudiziarie, ma nel progetto si vuole dare maggiormente enfasi alle fasi processuali (dall’incontro con il GUP alla sentenza definitiva all’eventuale appello), che richiedono conoscenze terminologiche e capacità linguistiche molto elevate. Esse richiedono infatti la presenza di un interprete giudiziario a tutti gli effetti, come avviene negli Stati Uniti (www.najit.com), in Canada, in Australia (www.ausit.com/ www. naati.com) ecc., dove sono in vigore precisi e severi standard di formazione e accreditamento, e il livello retributivo di tale interprete è alto. Le fasi investigative e la fase detentiva invece richiedono spesso l’intervento di mediatori veri e propri o mediatori culturali, che debbono avere però anche competenze tecniche traduttive quando richiesto (come spesso accade).

I vantaggi di un Registro

Purtroppo la realtà italiana, in mancanza di criteri specifici relativi al reclutamento a livello formale, dimostra che – soprattutto per le lingue cosiddette minoritarie – agli interpreti/mediatori viene affidato il compito importantissimo di occuparsi dell’interpretazione orale o della traduzione scritta in Tribunale o delle intercettazioni, semplicemente perchè conoscono una lingua straniera (benchè tale la conoscenza non venga accertata), senza verificare che abbiano una competenza in materia – in termini di conoscenza del sistema giudiziario del paese in questione, o del linguaggio giuridico o di competenza traduttiva. Per alcune fra le lingue ‘principali’ – francese, arabo, inglese – è relativamente più facile reclutare persone qualificate, perlomeno in altre discipline se non esattamente nella traduzione/competenze linguistiche (spesso si incontrano mediatori – interpreti in possesso di lauree in altre discipline, anche scientifiche), in grado di svolgere questo compito così delicato e importante. Per le cosiddette lingue minoritarie, però, si ricorre spesso a persone completamente impreparate, non per mancanza di professionalità o buona volontà da parte delle istituzioni, ma semplicemente perchè non esistono sul territorio in quel momento persone qualificate, oppure le Cancellerie del Tribunale non ne conoscono.

Spesso i Tribunali hanno elenchi o liste di nominativi che si basano sul ‘passaparola’, e non hanno il tempo necessario a disposizione per trovare gli interpreti, né la possibilità di controllare le loro competenze. Molte delle richieste d’interpretariato-mediazione linguistica avvengono nell’ambito del Giudizio Direttissimo, in cui spesso di ha l’urgenza di dover reperire un interprete entro 48 ore. Non avendo il tempo necessario la procedura avviene in modo non coordinato e improvvisato. Il Registro proposto da questo progetto, e che la Direttiva 2010/64/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 ottobre 2010 stabilisce che dovrà essere realizzato e messo in funzione dagli stati membri entro il mese di ottobre 2013, può giocare un ruolo importante nell’organizzazione del servizio di mediazione. Purtroppo questa realtà caratterizzata da grande improvvisazione e dall’utilizzo di interpreti non qualificati, anche per motivi di budget, potrebbero comportare ad errori ditraduzione e conseguentemente anche errori giudiziari.

Come funziona questo Registro

Il registro (un ‘registro semplificato’ che non mira ad essere un albo professionale) è ancora nelle prime fasi di esecuzione, e verrà reso disponibile dall’Università di Bologna sul sito della Facoltà di Lingue e Letterature Moderne per una fase di prova, dopodichè si auspica che possa essere presentato in modo autonomo. Lo scopo di questo servizio è quello di fornire alle istituzioni giudiziarie un registro elettronico di interpreti-mediatori – facilmente utilizzabile tramite un semplice banner – per reperire un interprete e/o mediatore cliccando semplicemente sulla lingua richiesta sul menu. Gli interpreti/mediatori iscritti in questo registro sono stati precedentemente valutati, e quindi gli utenti potranno contare su persone che soddisfano alcuni criteri minimi. Il modello a cui si è attinto per l’elaborazione del registro è quello norvegese, a cura dell’University College di Oslo e dell’IMDI (Norwegian Directorate for Immigration and Diversity). Il registro dovrà attenersi alle disposizioni della Direttiva per quanto riguarda la qualità e il sistema di accreditamento degli interpreti.

Auspichiamo che il Registro, che è già stato preparato ed è di prossima apertura al pubblico, possa fungere da valido ed efficace strumento a disposizione delle istituzioni e degli enti locali sia per garantire l’accesso alla giustizia dei migranti che per promuovere la sicurezza del cittadino.

Il Registro è estremamente accessibile e facile da utilizzare, e pertanto permetterà alle istituzioni giudiziarie e altri enti locali di risparmiare tempo e denaro (telefonate, lettere). Cliccando sul ‘banner’ situato sul sito dell’Università di Bologna, si apre la pagina del Registro che presenta una breve introduzione al servizio.

Spesso è difficile reperire interpreti quando ne abbiamo bisogno per una lingua specifica e magari all’ultimo minuto, ed è ancora più difficile essere sicuri che le loro qualifiche corrispondano all’effettiva qualità richiesta. Per le lingue minoritarie può anche essere difficile sapere esattamente quale/i sia/no la/e lingua/e di cui necessita l’utente straniero in Italia.

Il progetto “Interpretazione e Mediazione nell’Ambito Giuridico. Un progetto pilota in Emilia Romagna per la formazione e il miglioramento dei servizi” è stato messo in piedi per cercare di colmare questa lacuna che esiste nella nostra città e per fornire agli utenti istituzionali (in prima istanza le istituzioni giudiziarie) un elenco elettronico facilmente utillizzabile tramite un banner, per cercare un interprete e/o mediatore per la lingua di cui uno ha bisogno, cliccando semplicemente nel menu sulla lingua per cui si cerca un interprete/mediatore. Gli interpreti/mediatori iscritti in questo database sono stati valutati dal progetto, e pertanto gli utenti sapranno che così possono trovare un interprete/mediatore che ha sodisfatto alcuni criteri minimi. Tuttavia, dato che si tratta di un elenco di professionisti nel quadro di un progetto pilota e non di un Albo professionale – non possiamo garantire le competenze o la qualità del lavoro di ciascun interprete/mediatore singolo.

Un’ulteriore servizio che offriamo con questo servizio è l’elenco dei paesi esteri maggiormente rappresentati sul nostro territorio, e delle relative lingue ufficiali.

Come si usa il Registro?

Cliccando sul banner si trova un menu dove si può cercare un interprete/mediatore linguistico per la lingua richiesta. Si può anche cercare un’interprete/mediatore per nome. Cioè, si può cercare un interprete per una certa lingua o paese in tre modi.

Se le istituzioni hanno degli interpreti e/o mediatori di fiducia con cui hanno istaurato un rapporto lavorativo soddisfacente, possono ovviamente invitare gli interpreti/mediatori a cui ricorrono abitualmente ad iscriversi alla lista. In questo modo non sono non perdono il proprio prezioso ‘pool’ di interpreti, ma avendo un maggior numero di interpreti-mediatori a disposizione, possono essere sicure di trovarne nel caso in cui l’interprete-mediatore di fiducia’ non sia disponibile per qualunque motivo. Così, si aumenta semplicemente la gamma di lingue di cui potranno avere bisogno in futuro.

Cosa si trova sul database?

Quale informazioni potete trovare per ciascun mediatore/interprete? Troverete il nome e contatto e-mail dell’interprete/mediatore linguistico e il numero di telefono, nel caso in cui la persona abbia scelto di includerlo, se è uomo o donna, la/le lingua/e di lavoro, il settore di esperienza lavorativa e in cui è disposto/a a lavorare, la/le città in cui lavora, e il livello di qualifica e/o anni di esperienza acquisiti. Il registro dà anche la possibilità all’interprete-mediatore di specificare se è disponibile per traduzioni scritte, che vengono spesso richieste delle istituzioni giuridiziarie, e eventualmente la relativa tariffa.

La sicurezza dell’interprete-mediatore è un aspetto assolutamente da non sottovalutare, e l’accessibilità dei dati deve essere gestita con cautela e in accordo con l’interprete-mediatore stesso.

Si auspica che le istituzioni giudiziarie stessi considerino l’iniziativa un controllo-filtro degli interpreti (fedina penale).

Se non si conosce la lingua giusta?

Nel caso in cui la persona che cerca un interprete/ mediatore non sia sicura della lingua di cui ha necessità (se avesse solamente il nome del paese come riferimento), potrà cliccare il menu con la lista dei paesi, e troverà la lingua ufficiale e le lingue più utilizzate in ciascun paese.

Ingresso nel Registro

Gli interpreti-mediatori devono compilare un modulo online o in forma cartacea e inviarlo ai responsabili del progetto, che valuteranno prima l’idoneità del candidato e poi le/gli attribuiranno un livello di qualifica.

Documenti di supporto sul sito

Il servizio includerà anche un altro strumento prezioso, sempre su questa pagina online, ovvero l’elenco di vari materiali di supporto, quali un codice deontologico, alcuni link utili, e un link per l’acquisto al prezzo agevolato di un manuale rivolto agli operatori giudiziari (magistrati, avvocati, funzionari, ecc.) e agli interpreti-mediatori, che verrà pubblicato prossimamente dalla Casa Editrice Carocci, a cura dei responsabili del progetto. Tale manuale permetterà agli operatori di ottimizzare la loro collaborazione con gli interpreti, e agli interpreti per migliorare il proprio lavoro e la propria prestazione professionale. Questo è importante perchè gli operatori solitamente non hanno occasioni concrete per informarsi su come utilizzare al meglio gli interpreti – negli aspetti pratico-logistici – e non sono al corrente della deontologia di questa professione.

Inoltre gli operatori avranno la possibilità di dare un feedback, se hanno commenti rilevanti (positivi o negativi) sull’operato dell’interprete-mediatore. Un comportamento scorretto grave segnalato dagli operatori, ad esempio se si contravviene a principi fondamentali del codice deontologico, comporta la cancellazione dal Registro.

I punti deboli del Registro

La procedura di valutazione degli iscritti al Registro è obiettivamente l’anello più debole del progetto, per il semplice motivo che non esistono corsi di formazione specifici in Italia (i docenti responsabili del progetto attualmente preparano un Corso di Alta Formazione sull’argomento all’Università di Bologna, che si terrà nel corso del 2013) e manca un sistema di accreditamento in materia. Si può prevedere un test lessicale-traduttivo semplice per verificare la conoscenza della lingua italiana e le capacità traduttive di base dell’interprete-mediatore, ma soltanto se si otterranno dei finanziamenti che al momento ancora non sono stati reperiti, nonostante la partecipazione al concorso del Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi – Annualità 2011 – Azione 6 “Mediazione sociale e promozione del dialogo interculturale” e l’assegnazione dell’idoneità al Progetto.

Per trovare una soluzione a questo problema strutturale, dato dalla mancanza di opportunità formative e di un sistema di accreditamento, oltre alla mancanza di fondi che permettano l’offerta formativa necessaria presso il nostro Ateneo, si è optato per un sistema di totale trasparenza. Si forniranno pertanto informazioni su tutte le qualifiche dell’interprete-mediatore (anche quelle non di tipo prettamente linguistico), gli eventuali diploma/lauree/documenti che certifichino la conoscenza della lingua italiana, e le esperienze lavorative inerenti alla mediazione e interpretazione. Si permetterà in tal modo alle istituzioni di valutare la persona in base alle credenziali presentate e ad un quadro complessivo di competenze ed esperienze, che potranno mettere in luce anche eventuali conflitti di interesse.

Un altro problema strutturale, condiviso da qualsiasi registro di questa tipologia, sta nel fatto che il pool di interpreti-mediatori non rispecchia necessariamente le esigenze territoriali di quel momento. Dato che queste esigenze sono dettate da motivi geo-politici del tutto imprevisti (cambiamenti inattesi dei flussi di immigrazione, ad esempio, dovuti ad emergenti situazioni politico-economiche), rappresenta un problema difficilmente superabile. Tuttavia, aumentando l’accessibilità di interpreti-mediatori in tutto il territorio tramite il registro elettronico, si amplia automaticamente il numero di lingue e interpreti-mediatori disponibili. Un altra soluzione, che non viene analizzata in questo progetto, sta nell’offrire il servizio d’interpretazione o di mediazione al telefono, una modalità che sta avendo un certo successo in ambito giudiziario in vari paesi (Gran Bretagna, Scandinavia, USA, Canada).

Un altro problema è rappresentato dal mancato controllo della qualità dell’interpretazione effettuata. L’unica soluzione possibile che si può suggerire (a parte le soluzioni costose come il monitoraggio dell’interpretazione in loco oppure in registrazioni audio o audio-visive, oppure a corsi di formazione permanente per gli interpreti-mediatori) è quella di incoraggiare le istituzioni a ricorrere solamente ad interpreti-mediatori che hanno al loro attivo il più alto livello di qualifiche e di esperienza sul campo.

Un’ulteriore esigenza pratica che potrebbe rappresentare un problema è quella di mantenere sempre aggiornato il registro, inserendo i dati degli interpreti-mediatori (ad esempio dopo il trasferimento in un’altra regione del paese, o la specifica di settori in cui operano preferibilmente, etc.) e di dare alle istituzioni la possibilità di dare il proprio feedback in qualità di utenti del servizio di interpretazione-mediazione in caso si presentino dei problemi.

I vantaggi dell’implementazione di questo Registro:

– promuovere l’innalzamento degli standard professionali e conseguentemente l’aumento della sicurezza del cittadino;

– fornire materiale di supporto prezioso e completamente inedito in lingua italiana;

– soddisfare alcuni requisiti stabiliti dalla Direttiva/64/EU sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali;

– mettere a disposizione delle istituzioni giudiziarie uno strumento pratico e di facile utilizzo, che permetterà loro di risparmiare sforzi, tempo e denaro;

– migliorare la visibilità di interpreti e mediatori e offrire loro maggiori opportunità lavorative;

– offrire una sicurezza minima del livello di servizio di interpretazione-mediazione (ma non una piena garanzia di qualità) alle istituzioni italiane, che potranno scegliere e giudicare in base alle informazioni improntate alla piena trasparenza che troveranno sul registro (qualifiche misurate in base ad una gamma di livelli da 0 a 5, esperienze lavorative, altre qualifiche accademiche o professionali).